Milano ricorda Franco Baresi, tra il rito del cappuccino e la carriera in nazionale

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Le lacrime del '94, quella frase di Romario e Bearzot che lo voleva mediano: Baresi azzurro, la storia agrodolce - La Gazzetta dello Sport

Il rito quotidiano e l’affetto della comunità

Franco Baresi, leggenda del calcio italiano, ha mantenuto fino all’ultimo un legame profondo con la sua comunità, evidenziato dal suo rito mattutino in un bar di Milano. Per quasi dieci anni, Baresi si recava ogni mattina al Cigarettes&Coffee, situato tra viale Monte Rosa e via Previati, per la sua colazione. Nonostante il locale fosse gestito da tifosi dell’Inter, Baresi si sentiva a casa, sedendosi spesso ai tavolini all’aperto con la moglie, quando il tempo lo permetteva.

La sua colazione consisteva in una brioche integrale e un cappuccino speciale, preparato dall’unico barista milanista dello staff, Domenico. Quest’ultimo disegnava sulla schiuma il numero 6 e la parola “Capitano”, un gesto che rendeva omaggio alla sua carriera. I titolari del bar, entrambi di nome Marco, lo descrivono come un “gran signore” e un “uomo d’altri tempi”, sempre disponibile per una chiacchierata o un autografo con i tifosi, anche dopo i derby, scherzando sulle rivalità calcistiche.

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La generosità di Baresi era nota nel quartiere, non lontano da Citylife e dallo stadio di San Siro. Insieme alla moglie Maura, aiutava famiglie in difficoltà, donando maglie e materiale del Milan in modo discreto. Un episodio significativo riguarda un video di auguri che Baresi registrò personalmente per il compleanno di un tifoso schivo, dimostrando la sua vicinanza e umiltà.

Massaro, Savicevic, il barista Domenico e Franco Baresi
Massaro, Savicevic, il barista Domenico e Franco Baresi Credit: repubblica.it

La carriera in nazionale: tra successi e amarezze

La carriera di Franco Baresi con la Nazionale italiana è stata lunga e complessa, durata oltre un decennio e spesso con la fascia da capitano. Nonostante la sua iconografia sia fortemente legata al Milan, la sua storia in azzurro è stata caratterizzata da momenti agrodolci. Ha vinto il Mondiale ’82, ma i suoi ricordi più vividi sono spesso legati a sconfitte.

Un esempio emblematico è la finale del Mondiale USA 1994 a Pasadena, il 17 luglio 1994, tra Italia e Brasile. Nonostante fosse tornato in campo dopo soli 24 giorni da un’operazione al menisco del ginocchio destro, Baresi disputò una partita epica. Tuttavia, la finale si concluse con un rigore sbagliato da parte sua, un momento che lo lasciò in lacrime in mezzo al campo. Romario, avversario in quella partita, lo definì “il più forte contro cui abbia mai giocato”.

Gli inizi con il commissario tecnico Bearzot furono particolari. Baresi fu convocato per l’Europeo 1980 e il Mondiale 1982 senza mai scendere in campo. Il suo esordio avvenne solo il 4 dicembre 1982 in Italia-Romania, una partita terminata 0-0 a Firenze. Il giorno seguente, giocò altri 90 minuti in Como-Milan, dimostrando la sua resistenza fisica.

Il ruolo e l’eredità di un capitano

Inizialmente, Bearzot provò a impiegare Baresi come centrocampista nell’autunno del 1982, un esperimento che non ebbe successo. Baresi stesso espresse dubbi sul suo futuro in quel ruolo. La situazione migliorò con Azeglio Vicini, che lo scelse come punto fermo dopo il ritiro di Scirea. Franco Baresi fu protagonista all’Europeo 1988, dove l’Italia raggiunse la semifinale, e fu titolare a Italia ’90, indossando il numero 2, assegnato in ordine alfabetico.

Con l’arrivo di Sacchi nel 1991, Baresi ritrovò il suo ruolo di capitano e il numero 6 per il Mondiale USA 1994. La sua ultima partita in azzurro fu Slovenia-Italia il 7 settembre 1994 a Maribor. La sua figura è stata celebrata anche di recente, quando Beppe Bergomi gli ha consegnato la fiaccola per la cerimonia di Milano-Cortina, proprio nel bar che era diventato il suo rifugio quotidiano.

Source: gazzetta.it

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Giulia Ricci

Giulia Ricci segue la politica italiana per Oggi News: il Parlamento, le istituzioni e le decisioni che riguardano i cittadini.

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