Nazionale, Donnarumma e i fedelissimi accolgono il ritorno di Mancini

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Donnarumma scrive a Malagò: chi sono i fedelissimi felici per il ritorno di Mancini ct

Il messaggio di Donnarumma e il sostegno della squadra

Il ritorno di Roberto Mancini alla guida della Nazionale italiana è stato accolto con favore da parte dello spogliatoio, come testimoniato da un messaggio inviato da Gianluigi Donnarumma al presidente della FIGC, Giovanni Malagò. Il portiere, attualmente in luna di miele, ha espresso il suo apprezzamento per la decisione, affermando che era esattamente ciò che lui e la squadra desideravano. Questo suggerisce che una parte del gruppo azzurro è pronta a seguire nuovamente il commissario tecnico che ha condotto l’Italia alla vittoria dell’Europeo 2021.

Donnarumma, protagonista nella finale di Wembley con i suoi rigori decisivi, è considerato uno dei fedelissimi di Mancini e un punto fermo per la nuova Nazionale. Tuttavia, la “squadra” a cui fa riferimento il portiere non può essere interamente quella del primo ciclo di Mancini. Molti dei protagonisti di quel periodo si sono ritirati, sono usciti dal giro della Nazionale o sono ormai a fine carriera. Dei 23 convocati per l’ultima vittoria di Mancini, un 3-2 contro l’Olanda nella finale per il terzo posto di Nations League nel giugno 2023, solo nove erano presenti nell’ultima partita dell’Italia contro la Bosnia.

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I pilastri confermati e le nuove sfide

Tra i giocatori che dovrebbero rimanere punti di riferimento per Mancini c’è Nicolò Barella, il centrocampista più utilizzato dal tecnico durante il suo primo mandato. A centrocampo, anche Manuel Locatelli, spesso impiegato in passato, e Sandro Tonali rappresentano certezze. In difesa, Alessandro Bastoni e Federico Dimarco sono considerati pilastri, e Mancini aveva già puntato su Alessandro Buongiorno tre anni fa.

La situazione in attacco appare più complessa. Mateo Retegui, una delle intuizioni di Mancini nel suo primo periodo, è attualmente alle prese con il recupero da un infortunio alla tibia. Nel breve termine, Moise Kean potrebbe essere un’opzione per l’attacco. Altri giocatori come Federico Chiesa, Giacomo Raspadori e Nicolò Zaniolo dovranno riconquistare la convocazione sul campo. Chiesa e Raspadori, in particolare, potrebbero fornire gli esterni offensivi necessari per un eventuale ritorno al modulo 4-3-3, sistema utilizzato in 54 partite su 58 durante la prima esperienza di Mancini.

Il ritorno di Mancini non sarà una semplice riproposizione del passato. Il tecnico dovrà ricostruire un gruppo profondamente mutato e decidere se mantenere il modulo di Wembley o adattarsi ai nuovi interpreti. Accanto ai veterani, ci sono giovani promettenti come Pio Esposito, Pisilli, Bartesaghi, Scalvini e Leoni. L’obiettivo è riorganizzare la squadra senza stravolgere, e il messaggio di Donnarumma indica che una parte dello spogliatoio è già pronta a seguirlo.

Il percorso di Mancini tra successi e delusioni

La prima esperienza di Roberto Mancini come allenatore della Nazionale, iniziata nel maggio 2018 dopo la fine anticipata del suo contratto con lo Zenit San Pietroburgo, ha avuto momenti di grande successo e di profonda delusione. Nel 2018, l’Italia giocò 11 partite, vincendone solo tre contro Arabia Saudita, Stati Uniti e Polonia. La vittoria contro l’Arabia Saudita fu la prima sotto la sua guida.

Sotto la gestione Mancini, l’Italia ha mostrato un gioco ambizioso e ha stabilito un record di 37 partite senza sconfitte. Il culmine di questo periodo è stata la vittoria dell’Europeo 2021. Tuttavia, l’anno successivo, la Nazionale non è riuscita a qualificarsi per i Mondiali, una delusione inaspettata dopo il successo europeo. Questa mancata qualificazione è stata in parte attribuita a due pareggi contro la Svizzera nel girone di qualificazione ai Mondiali 2022, in cui Jorginho ha sbagliato due calci di rigore, e ad altri pareggi contro Bulgaria e Irlanda del Nord.

Nonostante le difficoltà, Mancini e il presidente della FIGC Gabriele Gravina non si sono dimessi in quel momento. Tuttavia, le prestazioni della squadra non sono migliorate, come dimostrato dalla sconfitta per 3-0 nella Finalissima contro l’Argentina. Mancini ha espresso preoccupazioni riguardo alla disponibilità di “ragazzi giovani” per la Nazionale, alcuni dei quali non giocavano “nemmeno in Serie A“.

Nel settembre 2022, interrogato sulla sua permanenza alla guida della Nazionale, Mancini ha risposto: “Sinceramente non lo so”. Le peculiarità che avevano reso l’Italia di Mancini una squadra capace di rimanere imbattuta per 37 partite consecutive sembravano svanite, anche a causa di infortuni, l’invecchiamento o il ritiro di giocatori chiave e la mancata affermazione di giovani promettenti. A sorpresa, nell’agosto 2023, Mancini si è dimesso, poche settimane prima dell’inizio delle qualificazioni agli Europei 2024, per poi diventare allenatore della nazionale dell’Arabia Saudita.

In occasione della sua presentazione, Mancini ha dichiarato: “Tre anni fa ho fatto un errore, mi dispiace, è come quando perdi la donna della tua vita. Ma la sorte ora mi permette di riscattarmi”. Ha inoltre ringraziato Claudio Ranieri, nuovo direttore tecnico, per aver declinato un’offerta l’anno precedente, e ha chiarito la situazione con Gravina, assumendosi la piena responsabilità di quanto accaduto in passato. L’obiettivo primario di Mancini è la qualificazione all’Europeo, per poi pensare al Mondiale.

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picture Credit: eurosport.it

Source: ilfattoquotidiano.it

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Giulia Ricci

Giulia Ricci segue la politica italiana per Oggi News: il Parlamento, le istituzioni e le decisioni che riguardano i cittadini.

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