È morto a 87 anni Livio Berruti, campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960. La notizia è stata appresa da fonti vicine alla famiglia, dopo un periodo di malattia. Berruti, che lascia la moglie Silvia, sarà ricordato con funerali in forma privata. Dopo la sua carriera agonistica, ha lavorato nel settore della comunicazione e nel 2006 è stato uno degli otto italiani a portare la bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino, sua città natale.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il suo cordoglio, definendo Berruti «una figura altamente rappresentativa dello sport italiano». Anche il velocista Marcell Jacobs, oro nei 100 metri e nella 4×100 alle Olimpiadi di Tokyo, si è detto «profondamente addolorato» per la scomparsa. Jacobs ha annunciato che correrà per Berruti a Birmingham, dove il 10 agosto inizieranno i Campionati europei di atletica leggera.
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Il ricordo di Marcell Jacobs
Marcell Jacobs ha voluto rendere omaggio a Livio Berruti, sottolineando come si riconosca nel suo stile di corsa. Jacobs ha descritto la falcata di Berruti come «affascinante» e «da angelo», aggiungendo che la sua leggerezza è un modello per i velocisti. Ha inoltre citato le parole che Berruti gli aveva dedicato dopo il trionfo olimpico a Tokyo: «È stata una gara emozionante, mi ha fatto tornare indietro di sessant’anni. Ho trovato un valido erede».

Jacobs ha espresso profondo dolore per la perdita, ricordando che Berruti fu oro olimpico battendo per la prima volta i campioni americani e sfiorò un secondo successo con la staffetta. Ha evidenziato come l’impresa di Berruti, realizzata a soli 21 anni e anch’egli nelle Fiamme Oro, dimostri la bellezza della specialità e l’emozione che ha saputo trasmettere a milioni di italiani e non solo.
La carriera olimpica di Berruti
Nato a Torino il 19 maggio 1939, Livio Berruti si avvicinò all’atletica nel 1955 al liceo Cavour. Inizialmente sperava di praticare tennis, ma i suoi risultati nelle gare di velocità lo spinsero a dedicarsi all’atletica. Pochi anni dopo, divenne campione olimpico, il primo velocista europeo a trionfare in questa gara. Il 3 settembre 1960, allo Stadio Olimpico di Roma, Berruti corse la semifinale in 20.5, eguagliando il primato mondiale, e vinse poi la finale con lo stesso tempo, precedendo lo statunitense Lester Carney (20.6) e il francese del Senegal Abdou Seye (20.7).
Fu primatista mondiale della specialità tra il 1960 e il 1963. Per la sua vittoria a Roma, ottenne 800mila lire dal Coni per la medaglia d’oro, 400mila lire per il record mondiale e una «500» in dono dalla Fiat. Durante quell’edizione dei Giochi, conobbe anche Wilma Rudolph, la velocista che aveva sconfitto la poliomielite. La loro storia, immortalata in una delle foto più significative di quell’Olimpiade che li ritraeva mano nella mano nella zona del Foro Italico, contribuì a rendere celebre Berruti. Rudolph, trionfatrice nei 100, 200 e nella staffetta 4×100, è scomparsa nel 1994 a 54 anni.
Ai Giochi olimpici di Tokyo, quattro anni dopo, Berruti corse la stessa distanza, finendo quinto e primo tra gli europei con un tempo di 20.83, in una gara vinta dall’americano Henry Carr in 20.36. Il nome di Livio Berruti è inciso su una delle targhe della Walk of Fame dello sport italiano a Roma, un riconoscimento del Coni per le leggende dello sport azzurro.
Il messaggio di Marcell Jacobs, che ha promesso di correre per Berruti a Birmingham, sottolinea il legame tra le generazioni di velocisti italiani.
Source: sport.sky.it